Gli stilisti Virgil Abloh e Kim Jones approcciano il mondo del calcio da due prospettive distinte. Per Virgil Abloh, il calcio rappresenta l’opportunità di mixare i ricordi di gioventù, come ascoltare musica hip-hop andando alle partite di calcio al liceo, con l’interesse da adulto di coniugare lifestyle e sport branding. Per lui, il calcio è grande e ricco di sfumature ad alto impatto visivo. In una sola parola la sua collezione è istintiva.

Kim Jones utilizza il football per esplorare il lato sentimentale della moda. La divisa da calcio tradizionale, formata da pantaloncini, maglia e giacca pre-partita, viene rielaborata attraverso tagli che alterano la percezione delle proporzioni del corpo. Il risultato è un look dal gusto punk tipico della Londra di fine anni Settanta, che attinge all’immaginario collettivo legato al concetto di divisa, reinterpretandolo.

“La cosa bella del vocabolario e della storia del calcio è che esteticamente ha un suo percorso. Ho sempre trovato ispirazione dal modo in cui le squadre europee presentano lo sponsor stampato sulle divise. Quando lavoravo alla collezione, volevo celebrare le differenti varianti tipografiche” sottolinea Abloh.

I numeri si riferiscono a quelli portati da Abloh quando giocava a calcio. La scacchiera bianconera della maglia è un delicato riferimento alle divise ceche, mentre il logo della squadra, un leone giocoliere, rende omaggio agli stemmi onnipresenti ed al motivo a pois creato da Abloh per trovare più facilmente durante il gioco il punto ottimale dove il piede deve colpire il pallone.

La sua scarpa, la Nike Flyknit Zoom Fly, è il vero punto d’inizio della collezione e si ricollega alla versione di Virgil della Nike Mercurial. “Volevo comunicare il punto in cui un calciatore colpisce il pallone, così ho applicato dei pois come riferimento sulla scarpa. Se stai per calciare, il tuo coordinamento piede/occhio è praticamente l’unica variabile di fortuna. È con quello che è cominciata la collezione, con queste scarpe da corsa che cercano di essere uguali ad una scarpa da campo, in modo da poterti allenare subconsciamente in continuazione. Poi viene l’estetica” spiega.