Il piccolino dorme a Milano sul petto tatuato di papà, mentre mamma, già sui tacchi a poche settimane da parto, è a Parigi per impegni di lavoro. Checché ne dicano i genitori indignati della rete – coloro, cioè, che condannano la sovraesposizione del minore via social – il trio Fedez, Chiara Ferragni e Leone sta facendo qualcosa di (molto) buono: la versione 2.0 della famiglia del Mulino Bianco, infatti, è diapositiva quotidiana di un messaggio di parità che neanche le quote rosa. Perché va a colpire proprio laddove il dente potrebbe dolere: ovvero nella fascia di adolescenti e di giovanissimi, ipersensibili all’acquisizione di modelli.

Già perché oltre alla burocrazia, ai parcheggi riservati nei centri commerciali e ai proclami propagandistici del politico di turno, è nella famiglia la vera battaglia delle donne e la vittoria compiuta dei papà. Nell’integrazione e nel bilanciamento della presenza e di quei compiti che si fanno onerosi soprattutto quando il bebè è appena nato. E in un mondo di “papà assenti” (per obbligo o per volontà), in una cultura figlia degli uomini “duri” ed analfabeti emotivi di una volta, le coccole del rapper al suo “Leoncino”, le videochiamate alla mamma lontana, instillano, goccia dopo goccia, giorno dopo giorno, l’assimilazione di un esempio buono: se gli uomini di domani osservano, un piccolo post sui social (seguito da un altro, poi da un altro ancora) diventa un grande passo per tutti. Per i diritti di tutti. E poco importa se dietro ogni “fotina” c’è un guadagno in visibilità ed economia del personaggio: ciò che conta è il messaggio.

Mesi fa fece il giro del mondo la notizia del congedo parentale di Mark Zuckerberg. Lo scorso dicembre, il fondatore e Ceo di Facebook, salutò tutti, colleghi e follower, dando appuntamento all’anno successivo: tre mesi prima era nata la secondogenita August. “Studi hanno dimostrato – spiegò – che quando i genitori che lavorano si prendono del tempo per stare con i figli appena nati è meglio per i bambini e per la famiglia. Padri e madri meritano lo stesso livello di supporto quando creano una famiglia“. In Facebook, infatti, dal 2016 i dipendenti possono chiedere 4 mesi di congedo, mantenendo il 100% dello stipendio, durante il primo anno di vita del figlio. Cinquantaquattro i giorni concessi ai padri finlandesi, 480 per quelli svedesi (fino ai 9 anni di vita del bambino). Possibilità ben lontane dai due giorni offerti ai papà italiani. 

In Italia, se Fedez se ne sta sul divano a fare videochiamate col pupo in braccio mentre Chiara spizzica il buffet della sfilata di turno, è sì perché fa un lavoro in cui non è necessario “timbrare il cartellino”, ma soprattutto perché – complice una brava babysitter o una brava nonna (Marina Di Guardo, ndr) – può permetterselo: fa parte di una classe privilegiata. Quella classe privilegiata che, tra i tanti privilegi, ha anche quello di poter influenzare, deviare o arricchire le menti in formazione di chi osserva. Una pubblicità progresso quotidiana affinché la parte “forte” della coppia scivoli naturalmente nella divisione dei ruoli educativi. E affinché, in un mondo di padri spesso e (mal) volentieri distratti in virtù del fatto che “la mamma è sempre la mamma”, (ancora l’altra sera si vociferava al “Grande Fratello Vip” che i “veri uomini” non devono tradire emozioni e tanto meno piangere), la mamma resti sì sempre la mamma ma il cosiddetto “mammo” diventi semplicemente “papà”.